1890. Vienna Felix
Dopo le guerre per le nuove indipendenze nazionali, fra cui anche il Risorgimento italiano, la fine del XIX secolo
è stata definita per l’Austria “l’età delle certezze”. Vienna è la splendida
capitale di un impero che domina l’Europa centro-orientale e contende a Parigi il ruolo di punto di riferimento della
cultura mondiale. Il potere imperiale, anche se scosso dal suicidio dell’erede al trono Rodolfo nel 1889, ha nel longevo
Kaiser Francesco Giuseppe (nato nel 1830 e sul trono dal 1848) un simbolo vivente di continuità, garanzia, rigore.
Immagine fisica della solidità economica e della tradizione ufficiale, ma anche dell’eclettismo dei
riferimenti architettonici di un impero multietnico come quello asburgico, è il Ring, il viale alberato circolare
realizzato sul tracciato dei bastioni medievali, affiancato da una serie di poderosi edifici pubblici. La benestante
società viennese ha molte occasioni di svago: alla passione per il teatro e per la musica si affiancano un’intensa
produzione letteraria per ogni tipo di pubblico, il valzer, le attrattive delle pasticcerie e dei caffè, il nuovo parco
di divertimenti del Prater, vicino al Danubio, sul quale svetta la grande ruota panoramica. Tuttavia, dietro la facciata
della Vienna felix, avvicinandosi il nuovo secolo, si avvertono anche i sintomi di una più profonda ricerca,
il desiderio di rinnovamento, l’apertura a nuovi orizzonti. Nel 1897 diciannove artisti (pittori, musicisti, architetti)
si raccolgono intorno a Klimt che propone la “Secessione” nei confronti delle convenzioni accademiche. Joseph
Maria Olbrich nel 1898 porta a termine la costruzione del palazzo della Secessione, edificio bianco contraddistinto
dall’inconfondibile cupoletta dorata e dalla scritta: “Per ogni tempo la sua arte / per ogni arte la sua
libertà”
torna alla pianta >