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Finis Austriae

“Ciascuno deve sopportare il proprio destino, vivendo o morendo. Siamo diventati duri e impavidi: quello che esisteva prima del 1914 appartiene ormai a un altro mondo.”

Egon Schiele

Tra il 1916 e il 1918 la morte di Francesco Giuseppe e la sconfitta nella guerra chiudono in modo drammatico “l’età delle certezze”. Da questo momento, gran parte della letteratura austriaca dividerà nettamente il tempo presente dal “Mondo di ieri”: la millenaria storia degli Asburgo si chiude nella Cripta dei Cappuccini (per citare i titoli di due capolavori di Stefan Zweig e di Joseph Roth).

L’arte rispecchia questi cambiamenti epocali: allo stile Secession si sostituisce l’espressionismo, la ricerca di una più forte, talvolta aspra energia figurativa. La morte di Klimt, nel febbraio del 1918, accresce ulteriormente il senso della fine di un’epoca, anche nella cultura. Con il loro tratto grafico risentito, evidente, caricato; con i colori densi e decisi; con le immagini perentorie, senza concessioni all’ornamento Albert Paris Gütersloh, Herbert Boeckl e soprattutto Oskar Kokoschka, di cui è qui esposto l’incisivo Autoritratto, sono i rappresentanti viennesi della stagione dell’espressionismo che, sia pure con caratteristiche diverse, stava attraversando l’intera pittura europea.

 

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Albert Paris GŁtersloh

Natura morta con sedia

1912
olio su tela, 60,7x60 cm

 

Herbert Boeckl

Nudo femminile disteso

1919
olio su tela, 111x158 cm

 

Oskar Kokoschka

Autoritratto con mano sul viso

1918-1919
olio su tela, 83,6x62,7 cm

 

Herbert Boeckl

Natura morta con piccione

1922
olio su tela, 44,7x72,3 cm