1918. Effimera gloria
Schiele non prova affatto il senso opprimente della fine di un’era. Anzi, è come liberato: non prova
rimpianti per un mondo irrimediabilmente perduto, si apre verso il nuovo. Il servizio militare non gli impedisce affatto di
lavorare, e in una lettera ad Anton Peschka scrive parole di sincero entusiasmo, in contrasto con il sempre più lugubre
clima della guerra: “Tutto procede a passi da gigante e in grande stile. Lo si sentiva nell’aria. Arte figurativa,
letteratura e musica. Tutto il mondo artistico viennese è in piedi!”.
Specie dopo la morte di Klimt, e mentre il conflitto è entrato nella parabola finale, a soli ventotto anni
Schiele è diventato il principale artista di Vienna, quasi il fondatore di una scuola rinnovata. Opere monumentali,
come le Due donne accovacciate, sono la testimonianza di una fase di ricerca non solo sulla linea ma anche sul
volume delle figure. La Donna distesa, altro capolavoro della fase finale, mostra un grande equilibrio tra
eros, colore, linea e senso della composizione.
Tutto crolla sul più bello. In autunno Edith, incinta, contrae la terribile influenza “spagnola”:
favorita dalle generali ristrettezze di cibo e riscaldamento imposte dalla guerra, nel giro di alcuni mesi l’epidemia
mieterà in tutta Europa milioni di vittime. Egon ritrae Edith febbricitante, agonizzante, e infine morta, il 28 ottobre
1918. Tre giorni dopo, il 31 ottobre, anche Egon soccombe alla micidiale influenza.Secondo la testimonianza della sorella di
Edith, le ultime parole del pittore, sussurrate alla madre, sarebbero state:
“La guerra è finita, e io devo andare. I miei quadri saranno esposti in tutti i musei del mondo”.
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