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1912. In carcere

Dal 13 aprile all’8 maggio 1912 Egon Schiele è trattenuto nel carcere di Neulengbach, la tranquilla cittadina a 35 chilometri da Vienna dove si era trasferito a vivere, insieme alla compagna Wally Neuzil. Schiele è sempre stato visto con molto sospetto dalle comunità tradizionali e morigerate, nei piccoli centri in cui ha vissuto come anche nella stessa Vienna. Questa volta, però, il reato di cui è accusato è grave: è sospettato di aver abusato di una quattordicenne. Grazie anche alla testimonianza di Wally, Schiele viene scagionato dall’accusa più grave e scarcerato dopo 24 giorni di cella: in effetti, non ha commesso abusi di nessun genere sulla ragazzina, anche se viene comunque rimproverato per averle mostrato dei disegni “pornografici”.

L’esperienza del carcere è mortificante, ma ancora più amaro è per Schiele il senso di condanna morale della sua pittura e del suo modo di vivere: la definizione di “arte degenerata” tornerà a risuonare, in modo lugubre, nel corso del Novecento. L’ancora giovanissimo pittore entra in una fase di meditazione: ovviamente, non può più vivere a Neulengbach, e dopo un periodo di viaggi tortuosi (più spinto dalla ricerca di se stesso che dal desiderio di conoscere nuove località) tornerà ad abitare a Vienna.

 

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Egon Schiele

Nudo femminile inginocchiato con le braccia sollevate

1912
matita, acquarello e gouache su carta, 475x318 mm

 

Egon Schiele

Torso femminile visto di spalle

1913
matita, gouache su carta, 478x320 mm